Di proprietà di Mitsogo, Hexnode si è affermata negli anni come una delle soluzioni UEM più accessibili sul mercato. La piattaforma copre Windows, macOS, Linux, iOS, iPadOS, Android, ChromeOS, tvOS, FireOS, visionOS e perfino Android TV. Il prezzo d’ingresso per dispositivo e il trial gratuito ne hanno fatto una scelta frequente tra le PMI che muovono i primi passi nella gestione di una flotta.
I nodi vengono al pettine quando l’operatività cresce. La struttura a scaglioni dei piani tariffari lascia molte funzionalità comuni fuori dalle versioni intermedie, la curva di apprendimento sorprende i team più piccoli e l’integrazione con i processi HR resta limitata. Se la tua flotta si è fatta più complessa o il tuo team IT ha bisogno di collegare la gestione dei dispositivi al ciclo di vita del dipendente, probabilmente è il momento di vedere cos’altro offre il mercato.
Perché i team IT cercano alternative a Hexnode?
I motivi raramente vengono fuori in una prima demo. Hexnode è uno strumento funzionale con un prezzo d’ingresso interessante, ma quando la flotta cresce o l’operatività diventa più impegnativa, emergono limiti che un team IT non aveva previsto al momento della firma. Ecco i più frequenti:
- Funzionalità chiave riservate ai piani superiori: controllo remoto avanzato, geofencing, VPN per app o gestione granulare dei certificati sono disponibili solo nei piani più alti, e fanno lievitare il costo reale rispetto al prezzo d’ingresso.
- Curva di apprendimento ripida: la console ha molte opzioni e sottomenu non sempre intuitivi per amministratori generalisti, soprattutto nei team senza un profilo dedicato agli endpoint.
- Nessun collegamento con il ciclo di vita del dipendente: acquisto, spedizione, onboarding, offboarding e riassegnazione dei dispositivi restano fuori dal perimetro. Il coordinamento con HRIS e fornitori va gestito a mano.
- Supporto centralizzato fuori dall’Europa: senza team locali in orario europeo e con assistenza solo in inglese, i tempi di risposta possono allungarsi nei piani intermedi.
- Nessuna visibilità sul SaaS aziendale: Hexnode gestisce il dispositivo, ma non le applicazioni che il dipendente usa da quel dispositivo. Sapere chi ha accesso a quale strumento, quante licenze sono realmente in uso o se gli accessi di chi ha lasciato l’azienda sono ancora attivi è fuori dal prodotto.
- Disinstallare l’MDM non è sempre semplice: diversi utenti hanno segnalato dispositivi rimasti vincolati a Hexnode in modo permanente anche dopo aver tentato la deinstallazione, senza possibilità di riutilizzarli.
- Integrazioni limitate con l’ecosistema IT: le connessioni con SIEM, ITSM, EDR e strumenti di identità ci sono, ma non sono sempre native né altrettanto approfondite di quelle delle piattaforme più orientate ad ambienti aziendali consolidati.
Quali sono le migliori alternative a Hexnode?
- Factorial IT
- Microsoft Intune
- NinjaOne
- Scalefusion
- Iru (ex Kandji)
- ManageEngine
- Miradore
1. Factorial IT
Ideale per: PMI e aziende mid-market europee che gestiscono flotte miste e vogliono una gestione dei dispositivi sincronizzata con le Risorse Umane, senza dipendere da più fornitori né da profili altamente specializzati.
Factorial IT è una piattaforma all-in-one che riunisce in un unico posto acquisto e logistica dei dispositivi, MDM, sicurezza e gestione delle licenze SaaS. A differenza degli UEM tradizionali, non tratta il dispositivo come un’entità isolata, ma come un attributo del profilo del dipendente. Quando le Risorse Umane registrano un’assunzione, un’uscita o un cambio di reparto, le policy, le app e gli accessi del dispositivo si aggiornano automaticamente.
Principali funzionalità
- Gestione multi-OS da un’unica console: Windows, macOS, Linux, iOS e Android con inventario in tempo reale, stato di salute dei dispositivi e azioni remote unificate.
- Enrollment zero-touch (tramite Apple Business Manager e Windows Autopilot): i dispositivi arrivano al dipendente preconfigurati fin dal primo avvio, senza che l’IT debba intervenire manualmente.
- Policy dinamiche per ruolo, team o sistema operativo: vengono applicate automaticamente e si aggiornano quando il dipendente cambia mansione o lascia l’azienda.
- Cifratura del disco con custodia centralizzata delle chiavi: attivazione di FileVault su macOS e BitLocker su Windows, con archiviazione sicura delle chiavi di recupero.
- Compliance automatizzata: supporto per framework come NIS2, SOC 2, ISO 27001 e GDPR, con log ed evidenze auditabili centralizzati.
- Connessione nativa con l’HRIS: integrazione con Factorial e oltre 40 sistemi di Risorse Umane, in modo che assunzioni, uscite e cambi di reparto attivino automaticamente la configurazione del dispositivo.
- Gestione integrata del ciclo di vita del dispositivo: acquisto, spedizione, assegnazione, recupero e riassegnazione dalla stessa piattaforma, con copertura per dipendenti distribuiti in tutta Europa.
- Gestione delle licenze SaaS: visibilità su chi usa quale strumento, quante licenze sono attive e revoca automatica quando qualcuno lascia l’azienda.
- EDR opzionale: integrazione con SentinelOne per le flotte con esigenze di sicurezza avanzate.
- Infrastruttura europea: dati gestiti dall’Unione Europea e supporto in orario europeo in italiano, spagnolo, francese, portoghese, inglese e tedesco.
Principali svantaggi
- Nessun supporto per tvOS: le organizzazioni che gestiscono Apple TV aziendali avranno bisogno di uno strumento complementare.
- Catalogo di connettori in espansione: le integrazioni con SIEM e strumenti ITSM di terze parti continuano a crescere, ma non eguagliano ancora per ampiezza quelle delle piattaforme più consolidate su questo terreno.
- Massima resa accanto all’HRIS di Factorial: come MDM autonomo svolge il suo compito, ma rinunci all’automazione del ciclo di vita legata alle Risorse Umane, che è ciò che davvero lo distingue.
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2. Microsoft Intune

Ideale per: aziende con una flotta prevalentemente Windows, abbonamenti attivi a Microsoft 365 E3, E5 o Business Premium e un team IT con competenze tecniche sull’ecosistema Microsoft.
Intune è l’endpoint management ufficiale di Microsoft e, per molte aziende, non è stato una scelta ma un’eredità. È arrivato dentro il pacchetto Microsoft 365 Business Premium o E3/E5 e si è imposto come opzione predefinita. Negli ambienti Windows il suo punto di forza è indiscutibile, con un’integrazione senza rivali con lo stack Microsoft: Autopilot per l’enrollment zero-touch, Conditional Access tramite Entra ID, profili di compliance approfonditi e policy granulari che sfruttano Defender, Purview e il resto dell’ecosistema. Le cose si complicano nel momento in cui la flotta smette di essere al 100% Windows o il team IT non dispone di un profilo certificato Microsoft Endpoint Manager.
Principali funzionalità
- Integrazione nativa con Microsoft 365 ed Entra ID: Conditional Access per condizionare l’accesso alle risorse aziendali allo stato di compliance del dispositivo.
- Windows Autopilot: enrollment zero-touch dei dispositivi Windows direttamente dal produttore, senza intervento manuale dell’IT.
- Profili di compliance e configurazione granulari: controllo su praticamente qualsiasi parametro di Windows, oltre al supporto per macOS, iOS, iPadOS, Android e Linux.
- Mobile Application Management (MAM): protezione dei dati a livello applicativo anche su dispositivi non iscritti all’MDM, utile per scenari BYOD.
- Integrazione con Microsoft Defender for Endpoint: correlazione tra postura di sicurezza e policy di accesso da un unico livello.
- Endpoint analytics e Remote Help: assistenza remota integrata nella console e metriche di performance incluse nel piano Intune Suite.
- Cloud PKI ed Endpoint Privilege Management: disponibili come add-on nei piani superiori per la gestione dei certificati e l’elevazione dei privilegi.
Principali svantaggi
- Esperienza multi-OS disomogenea: macOS e Linux sono coperti, ma il livello di controllo e la profondità delle configurazioni restano al di sotto di quello che Intune offre su Windows.
- Configurazione complessa: Autopilot, Conditional Access e i profili di compliance richiedono esperienza tecnica su Microsoft Endpoint Manager. Senza un amministratore specializzato, il deployment passa spesso per consulenza esterna.
- Nessuna gestione del ciclo di vita: non copre acquisto, spedizione o recupero del dispositivo, né la gestione delle licenze SaaS.
- Modello di prezzo complesso: Plan 1, Plan 2, Suite e un buon numero di add-on che possono far lievitare il costo finale quando servono funzionalità avanzate.
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3. NinjaOne

Ideale per: team IT interni e MSP che danno priorità al monitoraggio remoto, al patching automatizzato e all’operatività tecnica sugli endpoint, in particolare su flotte prevalentemente Windows con presenza di macOS e Linux.
NinjaOne lavora nel mondo dell’RMM da più di un decennio e quella cultura tecnica si vede in ogni angolo del prodotto. Non è nato come MDM, ma come strumento perché ingegneri di supporto e MSP vedessero in tempo reale cosa succede su ogni endpoint, applicassero patch automaticamente e risolvessero gli incidenti senza saltare tra una console e l’altra. Questa logica resta la sua forza maggiore ed è ciò che lo distingue dalle piattaforme MDM pure.
Principali funzionalità
- Patch management automatizzato: copertura per Windows, macOS, Linux e un ampio catalogo di applicazioni di terze parti, con policy configurabili per gruppo e finestre di manutenzione.
- Monitoraggio in tempo reale: alert su stato dell’hardware, archiviazione, versione del sistema operativo e postura di sicurezza di ogni dispositivo.
- Scripting avanzato: esecuzione di script Bash, PowerShell e Shell su tutta la flotta, con pianificazione di attività ricorrenti ereditata dalle sue origini RMM.
- NinjaOne Remote: assistenza tecnica direttamente dalla console, senza bisogno di strumenti esterni.
- NinjaOne Backup: backup di endpoint, server e SaaS (Microsoft 365 e Google Workspace) dalla stessa console, con cifratura AES a 256 bit e opzioni di archiviazione locale, cloud o ibrida.
- NinjaOne ITAM: inventario degli asset in tempo reale con tracciamento delle garanzie, gestione delle licenze e visibilità sui dispositivi non gestiti.
- Distribuzione software: distribuzione di pacchetti MSI, PKG e script personalizzati, con ritentativi automatici in caso di errore.
- MDM per iOS e Android: profili di configurazione, restrizioni e comandi remoti per i dispositivi mobili aziendali.
- Inventario automatico completo: visibilità su hardware e software di ogni dispositivo, con storico delle modifiche.
- Integrazioni native con l’ecosistema IT: connessione con soluzioni EDR, piattaforme PSA e strumenti di ticketing, oltre a un’API aperta per collegare il resto dello stack.
Principali svantaggi
- Supporto mobile in superficie: le capacità di gestione per iOS e Android non raggiungono il livello delle piattaforme MDM pure, soprattutto negli scenari di iPad in modalità kiosk.
- Nessuna gestione delle identità né SSO: per consolidare directory e dispositivi in un unico strumento serve una seconda piattaforma.
- Nessuna connessione con i sistemi HR: non automatizza onboarding o offboarding legati al ciclo di vita del dipendente.
- Approccio molto tecnico: ottimo per team con cultura RMM, meno naturale per le aziende che cercano una piattaforma centrata sulle persone.
4. Scalefusion

Ideale per: aziende con flotte di dispositivi dedicati o condivisi (retail, logistica, ristorazione, sanità, trasporti) che hanno bisogno di modalità kiosk avanzata, geofencing e controllo granulare su tablet, terminali POS e dispositivi rugged.
Scalefusion ha una nicchia molto chiara e la copre bene: ogni scenario in cui il dispositivo non è il portatile personale del dipendente, ma uno strumento operativo che vive in un negozio, in un magazzino, in una sala operatoria o su un veicolo. La modalità kiosk e le capacità di blocco sono tra le più complete sul mercato.
Principali funzionalità
- Modalità kiosk avanzata: blocco in single-app e multi-app, con browser filtrato e controllo delle funzioni hardware (fotocamera, Bluetooth, audio, AirDrop, pulsanti fisici).
- Supporto multi-OS ampio: copertura per Windows, macOS, Linux, iOS, iPadOS, Android, ChromeOS e tvOS.
- Enrollment zero-touch: integrazione con Apple Business Manager, Android Enterprise e Windows Autopilot.
- Geofencing e policy in base alla posizione: applicazione automatica delle configurazioni in funzione della posizione del dispositivo, utile per flotte sul campo.
- Speed-based app lock: blocco delle applicazioni in base alla velocità del dispositivo, pensato per autisti e operatività logistica.
- Digital signage integrato: gestione dei contenuti sugli schermi aziendali dalla stessa console.
- Moduli aggiuntivi: Scalefusion OneIdP per la gestione delle identità e Veltar per la sicurezza endpoint.
- Integrazione ITSM: connessione con piattaforme come Freshservice per la creazione e gestione dei ticket.
Principali svantaggi
- Ottimizzato per dispositivi dedicati: per gestire i portatili standard dei dipendenti, le sue funzionalità risultano meno naturali rispetto a quelle delle piattaforme pensate per quel caso d’uso.
- Gestione degli utenti aziendali essenziale: sotto il livello offerto da altri strumenti più orientati alla flotta dei dipendenti.
- Nessuna gestione del ciclo di vita del dispositivo: non copre acquisto, spedizione né recupero, e neanche la gestione delle licenze SaaS.
- Connessione nativa con HRIS limitata: rende più difficile automatizzare onboarding e offboarding legati alle Risorse Umane.
5. Iru (ex Kandji)

Ideale per: organizzazioni Apple-first che cercano un’automazione avanzata con un’interfaccia accessibile e che iniziano a integrare Windows e Android nella propria flotta.
Kandji è nato nel 2019 come MDM esclusivamente per Apple e si è costruito rapidamente la reputazione di una delle piattaforme più rifinite del segmento. A ottobre 2025 ha cambiato nome in Iru, ampliato la copertura a Windows e Android e si è riposizionato come piattaforma unificata di IT e sicurezza, con sei prodotti modulari: Workforce Identity, Endpoint Management, EDR, Vulnerability Management, Compliance Automation e Trust Center.
Principali funzionalità
- Provisioning zero-touch con Apple Business Manager: i dispositivi Apple si configurano appena estratti dalla confezione con app, impostazioni di sicurezza e policy applicate senza intervento dell’IT.
- Blueprints con mappa visuale delle configurazioni: sistema proprietario che organizza policy e impostazioni in un flusso visuale e rileva i conflitti prima del deployment.
- Libreria Auto Apps: oltre 300 applicazioni business per macOS e Windows con installazione e patching automatici.
- Più di 120 controlli di sicurezza attivabili con un clic: impostazioni di compliance per macOS e iOS senza bisogno di script o profili manuali.
- Supporto completo per Declarative Device Management (DDM): adozione nativa del protocollo Apple su iOS 16+ e macOS.
- EDR integrato: rilevamento e risposta alle minacce con contenimento autonomo, senza dover ricorrere a un fornitore di sicurezza aggiuntivo.
- Workforce Identity con SSO senza password: autenticazione tramite passkey ancorate all’hardware.
- Iru Context Model: mappa continua di utenti, app, dispositivi, postura ed eventi su cui opera Iru AI per automatizzare le decisioni e generare evidenze di compliance.
Principali svantaggi
- Prezzi su preventivo: nessun listino pubblico, e questo obbliga a passare dal team commerciale per conoscere il costo reale, in particolare quando si aggiungono i moduli aggiuntivi al pacchetto base.
- Capacità multipiattaforma recenti: la gestione di Windows e Android funziona, ma non ha ancora la maturità della gestione Apple, che ha alle spalle anni di sviluppo.
- Infrastruttura concentrata negli Stati Uniti: per le aziende europee con requisiti di residenza dei dati sotto NIS2 o GDPR, questo punto va verificato prima di impegnarsi.
- Nessuna gestione del ciclo di vita fisico: non copre acquisto, spedizione né recupero del dispositivo.
6. ManageEngine

Ideale per: aziende di medie e grandi dimensioni che cercano una suite UEM completa con opzione on-premise e, in particolare, organizzazioni che usano già altri prodotti dell’ecosistema ManageEngine (ServiceDesk Plus, ADManager Plus, OpManager).
ManageEngine Endpoint Central (ex Desktop Central) è la proposta UEM del gruppo Zoho. È sul mercato da più di un decennio e mette insieme gestione degli endpoint, patching, inventario degli asset, controllo remoto, MDM e sicurezza in un’unica console. Le sue origini sono negli ambienti Windows, ma il supporto multi-OS è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni.
Principali funzionalità
- Patch management robusto: copertura per Windows, macOS, Linux e un ampio catalogo di applicazioni di terze parti (oltre 850 secondo il produttore).
- Deployment flessibile: opzione cloud oppure on-premise, rilevante per le aziende con requisiti stringenti di sovranità dei dati.
- Mobile Device Manager Plus integrato: supporto per iOS, Android, ChromeOS e tvOS dalla stessa console.
- Software deployment: distribuzione di pacchetti MSI, EXE, PKG e script personalizzati.
- Controllo remoto integrato: registrazione delle sessioni, trasferimento file e collaborazione in tempo reale.
- Inventario hardware e software: storico delle modifiche e gestione delle licenze inclusi.
- Ecosistema ManageEngine: integrazioni native con ServiceDesk Plus (ITSM), ADManager Plus (Active Directory) e altri prodotti dello stack.
- Piano gratuito fino a 25 endpoint: trial di 30 giorni senza limite di dispositivi per valutare la piattaforma.
Principali svantaggi
- Modello di prezzo confuso: fatturazione per tecnico, per endpoint e per add-on (sicurezza, DEX, CMDB), con un costo reale che può superare il prezzo base pubblicato.
- Interfaccia densa: un’esperienza meno fluida rispetto a quella delle piattaforme cloud-native più moderne, soprattutto per amministratori abituati a strumenti leggeri.
- Tempi di risposta del supporto variabili: in base alla complessità del caso, secondo quanto riferito da alcuni utenti.
- Nessuna gestione del ciclo di vita né del SaaS: non copre acquisto, spedizione, onboarding od offboarding, né la gestione delle licenze SaaS. Resta un UEM classico, non una piattaforma di operazioni IT.
7. Miradore

Ideale per: PMI con flotte miste (Windows, macOS, iOS e Android) che cercano un MDM trasparente, facile da implementare e con un piano gratuito che permette di partire senza impegno, soprattutto se la priorità è la semplicità operativa e non la copertura di sistemi operativi più rari.
Fondata in Finlandia nel 2003 e acquisita da GoTo nel 2022, Miradore si è posizionata come una delle alternative più accessibili sul mercato MDM. La sua proposta è volutamente semplice: una console cloud-native, piani con tariffe pubbliche e un tier gratuito che copre l’essenziale. Questa filosofia ne ha fatto un’opzione frequente per le PMI che vogliono uscire dai fogli di calcolo o dagli strumenti sparsi senza affrontare il costo e la complessità di una suite UEM completa.
Principali funzionalità
- Piano gratuito senza limite di dispositivi: copertura delle funzionalità MDM essenziali (enrollment, inventario, comandi remoti) a costo zero, e questo permette di valutare la piattaforma in produzione prima di passare a un piano a pagamento.
- Supporto multi-OS: gestione di Android, iOS, iPadOS, macOS e Windows da un’unica console, con policy unificate per i principali scenari aziendali.
- Enrollment automatizzato: integrazione con Apple Business Manager, Android Enterprise e Windows Autopilot per configurare i dispositivi senza intervento manuale.
- Policy di sicurezza essenziali: cifratura, blocco remoto, cancellazione dei dati, enforcement delle password e restrizioni di configurazione applicabili per gruppo.
- Distribuzione delle applicazioni: deployment silenzioso tramite Apple VPP, Managed Google Play e cataloghi personalizzati per Windows e macOS.
- Patch management: controllo sullo stato di aggiornamento del sistema operativo e delle applicazioni installate, con visibilità sui dispositivi non patchati.
- Geolocalizzazione e device tracking: localizzazione dei dispositivi in tempo reale, utile per flotte sul campo e in caso di smarrimento o furto.
- Portale MSP dedicato: gestione multi-tenant per i provider di servizi IT che amministrano flotte di più clienti dalla stessa piattaforma.
- Supporto remoto integrato: connessione nativa con GoTo Resolve e TeamViewer per avviare sessioni di assistenza direttamente dalla console.
- Modello di prezzo trasparente: tariffa pay-per-device pubblica, senza fatturazione per tecnico né add-on nascosti.
Principali svantaggi
- Copertura dei sistemi operativi più limitata: non include Linux, ChromeOS né tvOS, e questo esclude Miradore per le aziende che hanno questi dispositivi nella propria flotta.
- Nessuna gestione del ciclo di vita del dipendente: non automatizza acquisto, spedizione, onboarding od offboarding, e non si connette nativamente ai sistemi HR.
- Nessuna visibilità SaaS: la piattaforma si concentra sul dispositivo, non sulle applicazioni e licenze associate al dipendente.
- Interfaccia solo in inglese: la console e la documentazione ufficiale non sono localizzate in italiano, e questo può pesare per i team IT che hanno bisogno di lavorare nelle lingue locali.
- Ruoli di amministratore non personalizzabili: solo tre profili predefiniti, senza la possibilità di creare permessi su misura per i diversi livelli del team.
- Configurazione Windows complessa: alcuni utenti segnalano che i profili di configurazione per gli ambienti Windows sono meno intuitivi di quelli delle piattaforme più orientate a quell’ecosistema.
Tabella comparativa delle alternative a Hexnode
| Soluzione | Ideale per | OS supportati | Ciclo di vita | Gestione SaaS |
|---|---|---|---|---|
| Factorial IT | PMI europee con flotte miste e connessione nativa con HR | Windows, macOS, Linux, iOS, Android | Completo | Sì |
| Microsoft Intune | Flotte Windows con Microsoft 365 già implementato | Windows, macOS, Linux, iOS, Android | No | No |
| NinjaOne | Team IT tecnici e MSP | Windows, macOS, Linux, iOS, Android | No | No |
| Scalefusion | Dispositivi dedicati, chioschi e flotte sul campo | Windows, macOS, Linux, iOS, Android, ChromeOS, tvOS | No | No |
| Iru (ex Kandji) | Apple-first con estensione a Windows e Android | macOS, iOS, iPadOS, tvOS, Windows, Android | No | Parziale |
| ManageEngine | Aziende con stack ManageEngine e requisiti on-premise | Windows, macOS, Linux, iOS, Android, ChromeOS, tvOS | No | No |
| Miradore | PMI con flotte miste che privilegiano semplicità e piano gratuito | Windows, macOS, iOS, Android | No | No |
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